"'When?' said the moon to the stars in the sky
'Soon' said the wind that followed them all"

("The Rider Song", 2005)


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[1999] Nick Cave: The Secret Life of Love Songs - La Vita Segreta delle Canzoni D'Amore, testo in Italiano (torna all’elenco)

Ragazza del West Country

Ha il sorriso malizioso e la faccia a forma di cuore
Viene dal West Country dove gli uccelli cantano piano
Lei ha un cuore grande come una casa in cui tutti quanti noi viviamo
E discutiamo e ci riuniamo e perdoniamo
Il suo copricapo da vedova, le sue labbra ho baciato
Il suo guanto di ossa al suo polso
Che ho tenuto tra le mie mani
La sua mosca spagnola e il suo testicolo di scimmia
Il suo corpo da dea e le sue quattordici stazioni
Che ho abbracciato, le sue palpitazioni
Il suo figlio non nato che grida "Mammina"
Tra le macerie del suo corpo
I suoi amabili occhi chiusi ho sorseggiato
Le sue unghie, tutte rosa e morse
Il suo accento che io dico essere "aperto"
Che io ho sentito e che e state travasato
Nel mio cuore umano e che mi ha riempito
D'amore, fino all'orlo, e mi ha ucciso
E ricostruito ancora una volta
Con qualcosa verso cui puntare
Dunque, chi potrebbe mai chiedere di più?
Una ragazza del West Country con un grande gatto grasso
Che guarda dentro i suoi occhi verdi
E miagola "Lui ti ama", e poi miagola ancora una volta

 

Questa era una canzone intitolata Ragazza del West Country. Una canzone d'amore.

La cominciai, nella sua innocenza, come una poesia, scritta all'incirca due anni fa in Australia, lì dove splende il sole. La scrissi col cuore in gola, facendo una lista dei particolari che mi attiravano verso una determinata persona... la Ragazza del West Country. Questa canzone metteva in evidenza i miei personali criteri di bellezza, la mia particolare verità (con tutta la sua probabile schematicità, crudeltà e povertà) riguardo la bellezza. Era una lista di cose che amavo, e, in realtà, un pietoso esercizio di adulazione, pensato per avere quella ragazza. Funzionò e non funzionò. Ma la peculiare magia della Canzone d'Amore (se ha un cuore per fare ciò) e che resiste laddove l'oggetto della canzone non lo fa. Si attacca a te e insieme vi muovete attraverso il tempo. Ma fa più di questo, perché per quanto si faccia fatica ad andare avanti, a lasciarci alle spalle il passato, a cambiare e crescere, in breve, a perdonare noi stessi e l'altra persona, la Canzone d'Amore copre di una strana aura d'intelligenza tutta se stessa per reinventare il passato e abbandonarlo ai piedi del presente.

La Ragazza del West Country è nata nell'innocenza e sotto i raggi del sole, come una semplice poesia a proposito di una ragazza. Ma ha fatto quello che tutte le Canzoni d'Amore devono fare per poter sopravvivere, ha chiesto il diritto di avere una propria identità, una propria vita, una propria verità. L'ho vista crescere e cambiare col passare del tempo. Ora si presenta come una fiaba ricca di ammonimenti, come una lista di ingredienti per una pozione da strega, la si può leggere come il rapporto di un medico legale, o come il messaggio di un logoro cartello pubblicitario in cui un uomo dallo sguardo selvaggio dichiara "La fine del mondo è alle porte". E' una voce flebile nel buio che gracchia "State attenti... state attenti... state attenti".

In ogni modo, mi presento. Mi chiamo Nick Cave, e ho alcune cose da dirvi.

 

La gente non è buona

La gente non è per niente buona
Lo sanno tutti Lo vedi ovunque guardi
La gente non è per niente buona
Ci sposammo all'ombra dei ciliegi
Erano in fiore quando giurammo
I fiori si libravano nell'aria
Lungo le strade e nei campi da gioco
Il sole inondava le lenzuola
Destati dal canto degli uccelli
Compravamo i giornali della domenica
E non ne leggevamo mai una sola riga
La gente non è buona
La gente non è buona
La gente non è buona
Una stagione seguì l'altra
L'inverno spogliò i rami dei fiori
Un albero diverso adesso costeggia le strade
Scuotendo i pugni in aria
ci assalì come un pugno
Le finestre tremavano per la furia del vento
Contro le quali lei tirava le tende
Fatte dai suoi veli nuziali
La gente non è buona
La gente non è buona
La gente non è buona
Al nostro amore manda una dozzina di gigli bianchi
Al nostro amore manda una bara di legno
Al nostro amore lascia tubare i piccioni dagli occhi rosa
Che la gente non è affatto buona
Al nostro amore restituisci tutte le lettere
Al nostro amore un biglietto amoroso intriso di sangue
Al nostro amore lascia piangere gli amanti abbandonati
Che la gente non è per niente buona
Non è che hanno il cuore cattivo
Possono darti conforto, qualcuno ci prova pure
Ti curano quando sei malato
Ti seppelliscono quando muori
Non è che hanno il cuore cattivo
Ti starebbero vicino se potessero
Ma sono solo stronzate, piccola
La gente non è per niente buona
La gente non è buona
La gente non è buona
La gente non è buona
La gente non è buona

 

Ho tenuto una versione di questa lezione, una versione primitiva, più sobria, meno tecnologica, alla Poetry Academy di Vienna l'anno scorso. Fui invitato ad andarci e, addirittura, a insegnare a un gruppo di studenti adulti come si scrivono canzoni. Ma prima vollero che tenessi una lezione pubblica. Il soggetto che scelsi fu la Canzone d'Amore, e nel farlo - intendo, stando in piedi di fronte a questa folla di persone e insegnando, facendo lezione - mi sentivo pieno di sentimenti contrastanti.

II più forte, il più insistente di questi sentimenti fu di puro orrore. Orrore, perché il mio defunto padre era stato insegnante di letteratura inglese alle scuole che ho

frequentato lì in Australia, sapete, lì dove splende il sole. Ho ricordi molto nitidi di quando avevo dodici anni e me ne stavo seduto, come siete voi ora, in una classe o in una sala, e guardavo mio padre, che probabilmente stava in piedi, qui davanti, dove ora sto io, e pensavo a me stesso, con fare cupo e mesto - perché di solito, io ero un bambino cupo e mesto "Finché non taglierò i rapporti con mio padre, quello che faccio della mia vita non avrà davvero importanza". Ora, a quarantun anni compiuti, potrebbe sembrare che non ci sia virtualmente alcuna azione che io possa fare che non mi porti molto vicino a lui, che non mi faccia sembrare molto simile a lui. A quarantun anni compiuti sono diventato mio padre, per cui eccomi qui, signore e signori, che sto insegnando.

Se guardo indietro agli ultimi venti anni ne ricavo un quadro molto chiaro. Pur in mezzo a mille follie e deliri, si direbbe che io abbia avuto un ritornello costante. Vedo che la mia vita artistica è stata incentrata su un tentativo di articolare un senso quasi tangibile di perdita che accampava diritti sulla mia vita. Un enorme profondo vuoto è entrato nel mio mondo a causa dell'inaspettata morte di mio padre quando avevo diciannove anni. Il modo in cui ho imparato a riempire questo buco, questo vuoto, è stato scrivere. Me lo ha insegnato mio padre, probabilmente per prepararmi al suo trapasso. Lo scrivere mi ha messo in contatto diretto con la mia immaginazione, con l'ispirazione, e in ultima analisi, con Dio. Ho trovato che attraverso l'uso del linguaggio io stavo dando esistenza a Dio grazie allo scrivere. Il linguaggio è diventato la coperta che io ho gettato sull'uomo invisibile, la coperta che gli ha dato forma e lineamenti. L'attualizzazione di Dio attraverso il mezzo della Canzone d'Amore rimane la mia prima motivazione come artista. Io ho trovato questo linguaggio che è diventato un toccasana per le ferite provocatemi dalla morte di mio padre. Il linguaggio è diventato un balsamo curativo.

La perdita di mio padre ha creato un vuoto nella mia vita, uno spazio nel quale le parole cominciarono a galleggiare e a scontrarsi e a trovare il proprio scopo. Il grande W.H. Auden disse "Le cosiddette esperienze traumatiche non sono incidenti, ma opportunità che il bambino ha pazientemente atteso - se non accadessero bisognerebbe trovarne altre - per far si che la sua vita diventi un affare serio". La morte di mio padre fu "l'esperienza traumatica" di cui parlava Auden che ha lasciato il vuoto da riempire con Dio. Quanto è bella l'idea che noi stessi creiamo le nostre catastrofi personali e che le forze della creatività dentro di noi sono strumentali nel far ciò. Qui i nostri impulsi creativi stanno in agguato al fianco delle nostre vite, pronti a saltare su e aprire buchi, buchi dai quali può nascere l'ispirazione. Ognuno di noi ha bisogno di creare, e lo stesso dolore è un atto creativo.

Benché la Canzone d'Amore si manifesti in forme diverse - canzoni di esaltazione e preghiera, canzoni di rabbia e disperazione, canzoni erotiche, canzoni di abbandono e perdita - tutte si rivolgono a Dio, perché è la casa stregata dal desiderio nella quale abita la vera Canzone d'Amore. C'è un lamento nel vuoto per l'amore e per il conforto, ed esso vive sulle labbra del bambino che piange per sua madre. E' la canzone dell'amante che ha bisogno del suo amato, il delirio del supplicante impazzito che chiama il suo dio. E' il pianto di uno che è incatenato alla terra e brama di volare, di volare dentro l'ispirazione e l'immaginazione e la divinità.

La Canzone d'Amore è il suono dei nostri sforzi per diventare come Dio, per risorgere ed elevarci sopra gli esseri terreni e i mediocri. Io credo che la Canzone d'Amore debba essere una canzone triste. E' il rumore del dolore stesso.

Tutti abbiamo provato dentro di noi quella che i portoghesi chiamano saudade, che si traduce in un inspiegabile desiderio, in un'anonima ed enigmatica brama dell'anima, ed è quel sentimento che vive nei regni dell'immaginazione e dell'ispirazione ed è il terreno fertile per la canzone triste, la Canzone d'Amore. Saudade è il desiderio di essere trasportati dall'oscurità fino alla luce, di essere toccati dalla mano di colui che non è di questo mondo. La Canzone d'Amore è la luce di Dio, giù nel profondo, che si fa largo tra le nostre ferite.

Nella sua brillante lezione intitolata "La Teoria e Funzione del Duende" , Federico Garcia Lorca tenta di fare un po' di luce sulla strana e inesplicabile tristezza che vive nel cuore di certe opere d'arte. "Tutto quello che ha suoni oscuri ha duende" dice, "questa forza misteriosa che ciascuno sente ma che nessun filosofo può spiegare." Nel rock contemporaneo, l'area in cui io opero, la musica sembra essere meno incline ad avere nella propria anima, irrequieta e fremente, la tristezza di cui parlava Lorca. Eccitazione, spesso; collera, a volte, ma la vera tristezza, raramente. Bob Dylan ce l'ha sempre. Leonard Cohen non si occupa d'altro. Essa perseguita Van Morrison come un cane nero, e per quanto lui ci provi, non può sfuggirle. Tom Waits e Neil Young possono chiamarla a raccolta. I miei amici The Dirty Three ne hanno in quantità ma, dopo tutto, sembra quasi che il duende sia troppo fragile per sopravvivere alla frenetica modernità dell'industria musicale. Nell'isterica tecnocrazia della musica moderna il dolore è relegato in fondo alla classe, dove sta seduto, pisciandosi addosso dalla paura. La tristezza o duende ha bisogno di spazio per respirare. La malinconia odia la fretta e viene a galla nel silenzio. Mi dispiace per la tristezza, per come ci passiamo sopra, negandole il diritto a parlare, e spingendola ai margini. Non ci si deve meravigliare che il dolore non sorrida molto. Non ci si deve meravigliare che la tristezza sia così triste.

Tutte le Canzoni d'Amore devono contenere duende perché la Canzone d'Amore non è mai semplicemente felice. Deve innanzi tutto abbracciare il potenziale per il dolore. Queste canzoni che parlano d'amore, senza avere dentro un malessere o un sospiro, non sono del tutto Canzoni d'Amore, ma piuttosto Canzoni d'Odio mascherate da Canzoni d'Amore e non bisogna credere loro. Queste canzoni negano la nostra umanità, il nostro diritto divino a essere tristi, e le onde radio sono piene di canzoni del genere. La Canzone d'Amore deve risuonare di sospiri di dolore e deve avere eco di pena. Lo scrittore che si rifiuta di esplorare le regioni oscure del cuore non sarà in grado di scrivere in modo convincente della meraviglia, della magia e della gioia dell'amore, perché così come la bontà non può essere creduta da chi non abbia respirato la medesima aria del diavolo - la durevole metafora di Cristo crocifisso tra due criminali mi viene in mente a questo punto - allo stesso modo nella struttura della Canzone d'Amore, nella sua melodia, nel suo testo, uno deve intuire una conoscenza della propria capacità di soffrire.

 

Acque Tristi

Giù in strada io guardo e Mary passa di lì
Capelli d'oro e labbra come ciliegie
Andiamo giù al fiume dove piangono i salici
Come panchina degli innamorati usiamo una radice scoperta
Che sporge fuori dal terreno ferito
Intrecciata al terreno da spire d'edera rampicanti
O Mary, hai sedotto la mia anima
E non so se ho torto o ragione
Per sempre ostaggio del tuo mondo infantile
E allora ho conficcato il mio cuore come fosse un calice di stagno
Dentro la sua cassa toracica
E muovendo i propri riccioli
Quella ragazzina si è immersa
Facendosi salire il vestito fino alle ginocchia
Trasformando queste acque in vino
E a questo punto ha intrecciato tutte le foglie del salice
Mary che ride dove l'acqua è bassa
Nel punto in cui guizza la carpa
Resa un fantasma dalle nuove ombre che lei proietta
Su queste tristi acque e sul mio cuore

 

Intorno ai venti anni, cominciai a leggere la Bibbia, e trovai una infinita fonte di ispirazione nella brutale prosa del Vecchio Testamento, nella sensazione provocata dalle sue parole e dal suo immaginario, specialmente nell'apprezzabile serie di Canzoni d'Amore-poesie note come Salmi. Ho scoperto che i Salmi, che si occupano in maniera diretta del rapporto tra l'uomo e Dio, brulicavano di tutte le clamorose disperazioni, esaltazioni, violenze erotiche e brutalità che avrei potuto sperare. I Salmi sono intrisi di saudade, zuppi di duende e imbevuti di violenza In tantissimi modi queste canzoni sono divenute gli schemi per molte delle mie più sadiche Canzoni d'Amore. II Salmo 137, uno dei miei preferiti, che e stato trasformato in una hit dalla favolosa piccola band dei Boney M, e un perfetto esempio di ciò.

 

Salmo 137

Lungo i fiumi di Babilonia
Sedevamo in pianto, ricordandoci di Sion
Sospese ai pioppi di quella terra
Tenevamo le nostre cetre.
Sì, lì ci chiesero parole di canto quelli che ci avevano deportati,
canzoni di giubilo quelli che ci tenevano oppressi;
"Cantateci dei canti di Sion"
Come cantare i canti del Signore
In terra straniera?
Se mi dimenticassi di te, Gerusalemme,
s'inaridisca la mia destra;
s'attacchi al palato la mia lingua, se non mi ricordassi di te;
se non ponessi Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia.
Ricordati, Signore, contro i figli di Edom
Che nel giorno di Gerusalemme dicevano:
"Livellate, livellate, fin dalle fondamenta!"
Figlia di Babilonia, votata alla distruzione:
beato chi ti ricambierà quanto hai fatto a noi!
Beato chi prenderà i tuoi pargoli
E li sbatterà contro la roccia!

 

Qui, il poeta si trova prigioniero in una "terra straniera" e costretto a cantare un inno a Sion. Lui dichiara il suo amore per la sua terra natia e sogna vendetta. Il Salmo suona macabro coi suoi sentimenti violenti, mentre chiede al suo Dio la liberazione, e per il fatto che lui, il poeta, si sentirebbe felice per l'omicidio dei figli dei suoi nemici. Quello che ho trovato, più e più volte nella Bibbia, specialmente nel Vecchio Testamento, era che versi di rapimento, di estasi e amore potevano contenere sentimenti apparentemente opposti - odio, vendetta, crudeltà, etc - questi sentimenti non si escludevano a vicenda. Questa idea ha lasciato un segno durevole sulla mia scrittura.

La Canzone d'Amore deve essere generata nel regno dell'irrazionale, dell'assurdo, del disperato, del malinconico, dell'ossessivo e del pazzo, perché la Canzone d'Amore è il clamore dell'amore stesso, e l'amore è, ovviamente, una forma di follia. C'è sia l'amore di Dio, sia l'amore romantico erotico: queste sono manifestazioni del nostro bisogno di essere allontanati dal razionale, di prendere congedo dai nostri sensi, per cosi dire. Le Canzoni d'Amore arrivano in molte forme e sono scritte per una quantità di ragioni, come dichiarazioni d'amore o di vendetta, per pregare o per ferire o per adulare - io ho scritto canzoni per tutte queste ragioni - ma alla fin fine la Canzone d'Amore esiste per riempire, col linguaggio, il silenzio tra noi e Dio, per abbattere la distanza tra il temporale e il divino.

Ma, dentro il mondo della moderna pop music, un mondo che si occupa apparentemente di Canzoni d'Amore, il vero dolore none il benvenuto. Naturalmente ci sono delle eccezioni, e occasionalmente salta fuori una canzone che nasconde dietro il suo ritmo preconfezionato di plastica un testo d'amore di proporzioni davvero devastanti. E' meglio il diavolo che già conosci, scritta da Stock, Aitken & Waterman e cantata dalla rivelazione pop australiana Kylie Minogue, è una canzone del genere: Mascherare il terrore dell'amore in un pezzo di spensierata, innocua pop music è un concetto affascinante. E' meglio il diavolo che già conosci contiene uno dei testi d'amore della pop music più violenti e sconvolgenti.

 

E' meglio il diavolo che già conosci

Dici che non mi lascerai più
E io ti accolgo di nuovo
Niente più scuse, no, no
Perché le ho già sentite tutte prima
Un centinaio di volte o anche più
Ho perdonato e dimenticato
Se dici che non tè ne andrai mai
Perché è vero quello che si dice
E' meglio il diavolo che già conosci
Il nostro amore non era perfetto
Lo so, penso di sapere, il punteggio
Dici di amarmi, o ragazzo
Non potrei chiedere di più
lo verrò se tu mi chiamerai
Sarò presente ogni giorno
In attesa di vedere il tuo amore
Perché e vero quello che si dice
E meglio il diavolo che già conosci
Ti accoglierò di nuovo
Ti accoglierò ancora una volta di nuovo

 

Quando Kylie canta queste parole c'è una innocenza nella sua voce che rende l'orrore di questi versi agghiaccianti ancora più irresistibile. L'idea presente in questa canzone - oscura, sinistra e triste - che i rapporti amorosi siano di natura violenta, e che questa violenza, sia essa fisica o psicologica, e benvenuta e incoraggiata, mostra come quella che sembra la più innocua delle Canzoni d'Amore abbia il potenziale per nascondere terribili verità del genere umano. Come Prometeo incatenato alla roccia, con l'aquila che si ciba del suo fegato notte dopo notte, Kylie diviene l'agnello sacrificale dell'Amore, che bela un sincero invito al lupo famelico e rapace, un invito a divorarla ancora e ancora una volta, il tutto su un ritmo sincopato. "Ti accoglierò di nuovo. Ti accoglierò ancora una volta di nuovo." Infatti. Qui la Canzone d'Amore diventa un veicolo per un ritratto straziante di umanità, non diverso dai Salmi del Vecchio Testamento. Entrambi sono messaggi rivolti a Dio, grida che risuonano nel vuoto più assoluto, piene di angoscia e disprezzo per se stessi, in cerca di liberazione.

Come ho detto prima, la mia vita artistica e incentrata sul desiderio o, più precisamente, sul bisogno di articolare i vari sentimenti di perdita e di desiderio che mi hanno sibilato tra le ossa e sospirato nel sangue per tutta la vita. Col tempo ho scritto circa duecento canzoni, una buona quantità delle quali posso tranquillamente definire Canzoni d'Amore. Canzoni d'Amore, e quindi, per mia stessa definizione, canzoni tristi. Nell'ambito di questa considerevole massa di materiale, una manciata di esse si erge sulle altre come vero esempio dì quello di cui ho parlato finora. Acque tristi, Lascio entrare l'amore, Deanna, Da lei all'eternità, Ormai non è la bambina di nessuno, Tra le mie braccia, L'ombra dei tigli, Lucy, Dritto da te. Sono orgoglioso dì queste canzoni. Sono i miei oscuri, violenti figli dagli occhi neri. Se ne stanno seduti cupi per i fatti loro e non giocano con le altre canzoni. Spesso sono il risultato di gestazioni complicate e di parti difficili e dolorosi. La maggior parte di esse affondano la radici in esperienze personali dirette e sono state concepite per varie ragioni, ma le Canzoni d'Amore che costituiscono questo scalcagnato manipolo sono, di fronte alla morte, tutte la medesima cosa: dei salvagente lanciati dalle galassie a un uomo che sta affogando. E ora, signore e signori, eccone a voi una nuova.

 

Lettera d'Amore

Tengo questa lettera in mano
Una supplica, una richiesta, una sorta di preghiera
Spero che ottenga quello che ho progettato
Perderla di nuovo è più di quanto possa sopportare
Bacio la fredda, bianca busta
Premo le labbra sul suo nome
Duecento parole.
Viviamo nella speranza
Il cielo è carico di pioggia
Lettera d'amore Lettera d'amore
Và a prenderla Và a prenderla
Lettera d'amore Lettera d'amore
Và a prenderla Và a prenderla
Un vento cattivo sferza la collina
Una manciata di parole piene di speranza
L'amo e sempre l'amerò
Il cielo è sul punto d'esplodere
Ho detto qualcosa che non volevo dire
Ho detto qualcosa che non volevo dire
Ho detto qualcosa che non volevo dire
E' andato tutto nel modo sbagliato
Lettera d'amore Lettera d'amore
Và a prenderla Và a prenderla
Lettera d'amore Lettera d'amore
Và a dirglielo Và a dirglielo
Fai piovere i tuoi baci su di me
Fai piovere i tuoi baci in una tempesta
E per chiunque mi verrà davanti
Con le tue sembianze che lentamente svaniscono
Sto andando fuori di testa
Mi lascerà in piedi
Sotto la pioggia con una lettera e una preghiera
Sussurrata al vento
Torna da me
Torna da me
Oh, piccola, per favore, torna da me

 

Le ragioni per cui mi sento costretto a scrivere Canzoni d'Amore sono davvero tantissime. Alcune mi si sono manifestate chiaramente mentre me ne stavo seduto con un mio amico a cui, per mantenere il suo anonimato, faro riferimento come a G.

G e io abbiamo ammesso l'un l'altro di soffrire di quel disordine psicologico che i medici sono soliti chiamare "Erotografomania". L'erotografomania è il desiderio ossessivo di scrivere Canzoni d'Amore. G mi ha confidato di aver scritto e mandato, negli ultimi cinque anni, più di 7000 Lettere d'Amore a sua moglie. II mio amico sembrava esausto, e la sua vergogna era quasi tangibile. Discutemmo della forza delle Lettere d'Amore e trovammo che era, cosa poco sorprendente, davvero simile a quella delle Canzoni d'Amore. Entrambe svolgono la funzione di meditazioni approfondite sulla persona che amiamo. Entrambe servono a diminuire la distanza tra colui che scrive e la persona che riceve. Entrambe hanno dentro di loro una permanenza e una forza che la parola detta non ha. Entrambe sono esercizi erotici. Entrambe hanno il potenziale per reinventare, per mezzo delle parole, le persone amate, come fece Pigmalione con l'amante di pietra da lui stesso creato. Ma più che queste cose, entrambe hanno la pericolosa forza di imprigionare coloro che amiamo, di legar loro le mani con versi d'amore, di imbavagliarli, di bendarli, perché le parole diventano il parametro definitivo entro il quale è costretta l'immagine di colui che amiamo, imprigionata in legacci fatti di poesia. "Ho preso possesso di te" sussurra la Lettera d'Amore, sospira la Canzone d'Amore, "Per sempre". Noi lasciamo queste anime rubate fluttuare alla deriva come astronauti che si sono persi e galleggiano per l'eternità attraverso la stratosfera del divino. Per parte mia, io non credo mai alle donne che scrivono lettere, perché so che io stesso non posso essere creduto. Le parole restano, la carne no. Il poeta avrà sempre la mano vincente. Per parte mia, io sono un acchiappa-anime per conto di Dio. Eccomi che arrivo con la mia rete per farfalle di parole. Eccomi che acchiappo crisalidi. Eccomi che soffio vita nei corpi e li lascio svolazzare verso le stelle e la cura di Dio.

Vorrei infine occuparmi di una canzone che ho scritto per l'album Boatman's Call. Si intitola Lontana da me, e ho alcune cose da dirvi in proposito.

 

Lontana da me

Per te, cara, sono nato
Per sono cresciuto
Per te ho vissuto e per te morirò
Per te muoio ora
Eri la mia piccola pazza amante
In un mondo in cui tutti si fottono a vicenda
Tu che sei così lontana da me
Lontana da me
Così lontana da me
Oltre un mare freddo e nevrotico
Lontana da me
Ti parlavo di ogni genere di cose
Tu rispondevi con un sorriso
Poi il sole abbandonava il tuo grazioso viso
E nei tuoi occhi restava solo uno sguardo assente
Mi dicono che stai facendo del tuo meglio
Spero che il tuo cuore batta felice nel tuo seno infantile
Sei così lontana da me
Lontana da me
Lontana da me
Non lo so, eppure lo sento
Non c'è niente da imparare da quella voce vacua
Che veleggia verso di me attraverso la linea
Che dal ridicolo va al sublime
Sono contento di sapere che stai bene
Ma non trovi proprio nessun altro a cui telefonare per parlare?
Ti è mai importato di me?
Ci sei mai stata per me?
Così lontana da me
Dicevi che mi saresti rimasta accanto
In ricchezza e povertà
Sono le tue parole precise
Amica dei tempi buoni
Eri la mia amante dal cuore intrepido
Ma alle prime avvisaglie di guai sei tornata di corsa da tua madre
Così lontana da me
Lontana da me
Sospesa nel tuo mare desolato e sterile
Lontana da me
Lontana da me

 

Ci ho messo quattro mesi a scrivere Lontana da me, tanto quanto è durata la relazione di cui parlo nella canzone.

La prima strofa a stata scritta la prima settimana di quel rapporto ed e piena di quel tono eroico tipico di un nuovo amore, e descrive la totalità del sentimento, riconoscendone al contempo il relativo dolore: "Per te sto morendo ora". Essa contrappone i due amanti-eroi a un mondo indifferente - "un mondo dove ognuno fotte il prossimo" - e introduce l'idea di distanza fisica suggerita dal titolo. Prima strofa, e tutto va bene nel giardino. Ma la questione è che Lontana da me aveva la sua personale scaletta e non permetteva che le si dicesse cosa doveva dire. La canzone, come se stesse aspettando l'inevitabile "esperienza traumatica", semplicemente si rifiutava di essere terminata prima che la catastrofe avesse avuto luogo. Alcune canzoni sono furbe come questa, ed è saggio essere belli svegli quando si ha a che fare con loro. Quasi sempre mi e capitato di constatare che le mie canzoni sapessero molto più di me quello che stava accadendo alla mia vita. Ho pagine e pagine di strofe conclusive per questa canzone, scritte mentre la relazione stava ancora procedendo felicemente. Una di queste faceva:

 

La Camelia, la Magnolia
Ho proprio un bel fiore
E la campana di St. Mary
Ci dice che ora è

 

Parole carine, parole innocenti, ignare del fatto che ogni giorno poteva essere quello in cui tutto svaniva. Mentre scrivevo la strofa finale di Lontana da me divenne chiaro che la mia vita era sottoposta ai comandi interni, assolutamente distruttivi, della canzone stessa, una canzone che aveva un suo destino prefissato, sul quale io non avevo alcun controllo. Infatti, io non ero che una riflessione postuma, una comparsa nella sua insidiosa, dispettosa e alla fin fine maliziosa visione di come il mondo deve essere.

Le Canzoni d'Amore che si rifanno a esperienze reali, che sono la poetizzazione di eventi reali, hanno una sorta di bellezza in loro stesse. Vivono di vita propria alla stessa maniera dei ricordi, ed essendo vive, crescono e cambiano e si sviluppano. Se una canzone è troppo debole per far ciò, se le mancano forze fisiche ed energie per andare avanti, non vivrà. Un giorno tornerete a casa e la troverete morta sul fondo della sua gabbia. La sua anima sarà sparita da qualche parte e tutto quello che resterà sarà un mucchio di parole inutili. Una Canzone d'Amore come Lontana da me richiedeva una personalità al di là di quella che io le avevo dato originariamente, con in forza di influenzare i miei stessi sentimenti e pensieri a proposito degli eventi reali. La canzone che io ho scritto, che aveva a che fare con quella relazione passata, è diventata la relazione stessa, tramutata eroicamente, col passare del tempo, e dopo aver mitizzato gli eventi ordinari della mia vita, sollevandoli dal loro piano temporale e proiettandoli in mezzo alle stelle. Quando la relazione stessa si dissolse, stramazzando esausta, la canzone sì sentì libera e batté le ali verso il paradiso. Questa e la peculiare bellezza dello scrivere canzoni.

Sono ormai passati venti anni da che scrivo canzoni, e ancora ho dentro quel vuoto. Ancora persiste quella inspiegabile tristezza, il duende, la saudade, l'insoddisfazione divina, e forse continuerà finché non vedrò la faccia di Dio. Ma quando Mosè desiderava vedere la faccia di Dio gli fu risposto che non avrebbe sopportato quella visione, che nessun uomo avrebbe potuto vedere la faccia di Dio e sopravvivere. Bene, per quel che mi riguarda, non mi interessa. Sono felice di essere triste. Per il resto, le canzoni, la mia deforme covata dì figli dagli occhi tristi, si stringono assieme e, a loro modo, mi proteggono, mi confortano e mi tengono in vita. Sono le compagne dell'anima che la conducono in esilio, che saziano l'irresistibile desiderio di ciò che non e di questo mondo. L'immaginazione esige un mondo alternativo e grazie alla scrittura di Canzoni d'Amore uno può sedersi e mangiare con la perdita e il desiderio, la pazzia e in malinconia, l'estasi, la magia e la gioia con altrettanto rispetto e gratitudine.

"La Vita Segreta delle Canzoni d'Amore" è una lezione pubblica tenuta al South Bank Centre, Londra, nel 1999.

 

*Se sei il proprietario della traccia audio, ti prego di mandarmi una mail a webmaster(at)nickcave.it e provvederò a rimuoverla.

 



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