"I am the captain of my pain"

("Brother, My Cup Is Empty", 1992)


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07 Aprile 2014

The Jeffrey Lee Pierce Project Session III - La recensione di Axel and Sockets

jeffrey lee piescre axels and sockets

“Jeffrey Lee Pierce!” urlato da Iggy Pop, ecco come inizia il terzo episodio del Jeffrey Lee Pierce Session Project, stavolta chiamato Axels and Sockets. Il disco, pubblicato dall'etichetta Glitterhouse, vedrà la luce il 2 Maggio 2014, ma NickCave.it ha avuto l'onore di poterlo ascoltare in anteprima.

Come già accennato, il primo brano, Nobody's City, vede tre mostri sacri della scena alternative prestare il loro talento ad un pezzo tirato, ma che allo stesso tempo tende a lasciarsi ricordare facilmente. I tre mostri sacri sono Iggy Pop, voce principale nel brano, Nick Cave che si occupa del controcanto e la chitarra di Thurston Moore, che a tratti dona al brano fasti in stile Youth Against Fascism.

La successiva Kisses For My President richiama al suono dei Blondie e non poteva essere altrimenti, dato che a prestare la voce è Debbie Harry, leader e voce solista della Band Newyorkese, accompagnata dal nostro Mick Harvey e PJ Shilo, qui sotto lo pseudonimo The Amber Lights, mentre all'album, tra gli altri, collaborano anche Warren Ellis ed il compagno di band, nei Gun Club, Kid Congo Powers.

Si rimane in ambito Bad Seeds anche con il brano successivo, Just Like a Mexican Love, proposta dai giovani Black Moth, band prodotta da Jim Sclavunos e fortemente voluta dal coordinatore del progetto, Cypress Grove. La band rende le sonorità del disco decisamente più cupe nell'accezione più positiva del termine, con la voce di Harriet Bevan che a tratti sembra ricordare lo stile di Lydia Lunch.

Sonorità che ricordano Little Wing, di Hendrixiana memoria, in Weird Kid's Blues, cantata da Julie Christensen ed il country alternativo degli Slim Cessna's Auto Club in Ain't My Problem Baby mettono in evidenza come ci si trovi al cospetto di un disco contraddistinto da sfumature molto diverse tra loro.

Uno dei brani più belli del disco è, senza dubbio, Constant Limbo (Constant Rain), un brano intenso e dalle fascinose atmosfere, suonato dai Crippled Black Phoenix e Cypress Grove, coadiuvati da Mark Lanegan e Bertrand Cantat dei Noir Desire.

Nick Cave ritorna a duettare con Debbie Harry, dopo The Breaking Hands, presente in The Journey Is Long, il secondo episodio delle JLP Session Project. Qui il brano proposto è Into The Fire, una dolce ballata scandita dall'arpeggio di una chitarra e da archi che ricordano vagamente le atmosfere a là Where The Wild Roses Grow.

L'ennesimo cambio di ritmo dell'album è dato da Thunderhead, brano dalle reminiscenze punk di un'altra giovane band inglese, gli Honey, salvo poi tornare immediatamente riflessivo nella successiva Desire By Blue River, di Mark Lanegan e Bertrand Cantat a cui si aggiungono Warren Ellis e Catherine Graindorge rispettivamente al violino ed alla viola, mentre Nick Cave si occupa del piano e Hugo Race alla chitarra e Jim Sclavunos alle percussioni. Difficile immaginare una band composta da così tanti musicisti di talento.

Ancora gli Amber Lights, aka Mick Harvey e JP Shilo, affiancano Xanthe Waite in Kitty Ina Moonlight, seguita da Secret Fires dei Ruby Throat, progetto di Chris Whittingham e Katie Jane Garside. Se ricordate la Garside indomabile e selvaggia dei Queen Adreena siete fuori strada, i Ruby Throat sono un progetto decisamente etereo, atmosfere facilmente riscontrabili nel brano in questione.

La suadente voce di Andrea Schroeder ripropone di nuovo Kisses For My President, ma stavolta in nua versione totalmente riarrangiata e ammorbidita. L'ex Bad Seed James Johnston, presta la sua voce graffiante per il brano Body And Soul, dove atmosfere garage tipiche dei suoi Gallon Drunk, mentre gli scozzesi Primal Scream di Bobby Gillespie regalano ulteriori variazioni di genere all'album con la loro Goodbye Johnny.

Tra la folta schiera di componenti ed ex componenti dei Bad Seeds presenti in questo lavoro non poteva mancare Hugo Race, che con il brano Break 'Em Down offre sonorità in bilico tra i suoi True Spirits ed i Dirtmusic più recenti o, più semplicemente, si tratta del suo personalissimo suono. L'album procede verso la conclusione passando per My Cadillac, un piacevole brano rock-blues cantato da Cypress Grove.

A chiudere il disco ci sono due brani dov'è possibile riascoltare proprio Jeffrey Lee Pierce: The Journey Is Long e Shame and Pain. Il primo brano altro non è che una sorta di mantra recitato da Lydia Lunch e JLP, mentre in Shame and Pain si può ascoltare Mark Stewart dei Pop Group duettare con Pierce, accompagnati dai suoni noisy, marchio di fabbrica della sei corde di Thurston Moore.

 

Non sappiamo se il materiale utilizzabile dagli archivi di Jeffrey Lee Pierce sia ormai finito, ma quello che è certo è che, anche dopo averci lasciato nel 1996, il leader dei Gun Club ha continuato a regalarci della gran bella musica, anche grazie ai numerosi artisti e compagni di viaggio che lo hanno amato e che, oggi, continuano a rendergli omaggio.

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