"Who is this great burdensome slavering dog-thing
that mediocres my every thought?
I feel like a vacuum cleaner – a complete sucker!
It’s fucked up and he is a fucker!"

("We Call Upon The Author", 2008)


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[2014] Nick Cave per Rolling Stone (torna all’elenco)

Molto spesso i documentari musicali non sono altro che riprese di concerti, con fan urlanti che danno l'impressione di guardare sempre la stessa cosa, solo con band diverse.

Differente è la storia con 20,000 Days on Earth, il film dei registi Iain Forsyth e Jane Pollard, riguardo il poeta apocalittico Nick Cave.

I due, assieme a Cave, hanno allestito scenari dove cave improvvisa naturalmente, spiegando il suo processo creativo. E' ripreso in macchina tre volte: con Ray Winstone, Kylie Minogue e l'ex-chitarrista dei suoi Bad Seeds, Blixa Bargeld, che spiega i motivi della sua uscita dallaband.

Lungo il cammino, Cave, che non è solo un cantautore, ma anche scrittore e sceneggiatore, si rivela come un consumato aforista, creando perle come "I tuoi limiti ti rendono quel meraviglioso disastro che probabilmente sei." Questo documentario non rivela la vita privata di un'icona pubblica, ma enfatizza la mitologia Caveiana in qualcosa di strano ed elementare. "Stare sul palco mi rende la persona che ho sempre voluto essere", dice Cave ad un certo punto del film. "Poi guardi giù, tra le prime file, e qualcuno sbadiglia."

Molti documentari musicali sono noisi. Ma questo è diverso.

Ci sono tanti documentari musicali in giro. Ne abbiamo guardati alcuni, ed in un certo qual modo ci hanno dato il giusto consiglio su cosa non fare.

In che modo?

Non volevamo fare un documentario con pregi e difetti. Non volevo la mia vita invasa in quel modo. Il documentario sui metallica [Some Kind of Monster] era interessante perché mostrava una band al collasso. C'era qualcosa di macabro a riguardo - riguardo l'esperienza provata nel guardarlo. Ma molti documentari mi hanno dato la sensazione di essere semplici esercizi di stile. Sono solo un modo per far promozione a sè stessi. Ero molto riluttante nel fare questo documentario, all'inizio, perché non avevo interesse nel fare documentari di quel tipo.

Le scene nel tuo film non sono scritte. E' questo che ti ha convinto?

Ian e Jane sono stati molto chiari e sono arrivati con un concept che guardava alle cose da angolazioni diverse. Ho deciso di metterci le mani e vedere come andavano le cose. Avevano una trama chiara e forte già dall'inzio e questo mi ha tranquillizzato riguardo l'idea.

Nel film sei in macchina con Kylie Minogue, Ray Winstone e Blixa Bargeld. Era già parte della trama?

Non le conversazione, ma l'idea di base di coinvolgere persone che hanno avuto delle influenze nella mia vita. Non ci abbiamo lavorato troppo, ma sono delle belle persone, alla fine. Ray l'ho visto spesso, ma non vedevo Kylie e Blixa da anni.

Kylie mi ha sorpreso, è stata molto sincera. Ad un certo punto le chiedi di cosa ha paura e lei risponde "di essere dimenticata e sola."

Non abbiamo davvero parlato per molto tempo, quindi è stato davvero speciale passare di nuovo del tempo con lei. Eravamo molto vicini, pur se in maniera distaccata. Ci piace stare assieme. Quella è stata una risposta commovente, una risposta molto onesta. E nulla era pianificato. Siamo semplicemente saliti in macchina.

Blixa ha lasciato la band nel 2003. Nella macchina gli hai chiesto il perché.

Ha lasciato dopo vent'anni, con una email. Una mail molto corta, un paio di righe. L'ho chiamato e gli ho chiesto se fosse sicuro. Mi disse di sì. E questo è quanto. Non abbiamo mai davvero parlato sul perché è successo. La conversazione è stata la prima occasione per farlo.

E' sembrato molto rispettoso e non arrabbiato. Gli credi?

Sì. Esiste una versione più lunga dove Blixa spiega di essersi ritrovato in lacrime quando, durante le registrazioni dell'ultimo album che abbiamo fatto assieme, si è reso conto di quanto la band fosse differente, rispetto a quella a cui si è unito alle origini. Io voglio presentare cose che rappresntino una sfida per noi, come musicisti. Nocturama fu un disco particolarmente difficile perché le canzoni non piacevano a nessuno. Quello che era richiesto alla band era davvero poco e minimale, e penso che Blixa si sia sentito escluso e che non ci fosse più motivo, per lui, di stare nella band.

La sua uscita dalla band ha cambiato il modo con cui lavori con gli altri membri dei bad seeds?

No, affatto. Prima di tutto è davvero importante che ciò che faccio sia uno sforzo collaborativo. Quel tipo di collaborazione è la più nobile forma d'arte in cui si possa essere coinvolto. E' la maniera migliore per creare qualcosa. E penso che ci sono persone che collaborano, pur non apparendo collaborative. O magari altri che dovrebbero collaborare!

Ma le collaborazioni vivono e muoiono. Ad un certo punto si esauriscono e non offrono più ciò offrivano un tempo, credo sia la natura stessa delle collaborazioni. Mi viene da dire che approccio in maniera diversa con Warren, perché la nostra relazione msicale è molto fertile. Siamo entrambi consci che le collaborazioni tendono ad esaurisi, quindi cerchiamo di fare un sacco di cose diverse - cose che ci portano lontani dalla nostra zona di conforto e ci sfidano, in modo da poter trasportare il tutto nella musica.

Sei stato al Sundance per aver scritto la sceneggiatura di due film: The Road e Lawless. Quella esperienza ha cambiato il tuo modo di vedere questo film?

Ho capito meglio il potenzionale di un film. Ora sono davvero conscio anche delle trappole che comporta fare un film. Quando ho fatto The Proposition con John Hillcoat, ero totalmente ingenuo riguardo il cinema e non sapevo nulla di come scrivere sceneggiature. Non sapevo nemmeno ci fosse un software con cui era possibile scrivere uno script. Ma fu una faccenda davvero positiva ed eccitante.

Con Lawless c'è stato una sorta di comitato sulla stesura dello script. Grandi film sono stati fatti in quel modo. Ma dopo aver fatto un film ad Hollywood, alcuni di quei luccichii mi avevano quasi fatto passare la voglia di scrivere sceneggiture. E fino ad ora non ero così interessato nel rifarlo, ad essere onesto. Ma tutto riguardo questo film è girato nel verso giusto, anche perché hanno lasciato che Ian e Jane facessero il tipo di film che davvero volevano fare.

Ci sono stati alcuni documentari musicali che vi hanno ispirato positivamente?

Sai, un punto di riferimento è stato The Song Remains The Same, dei Led Zeppelin. Lo conosci?

Molte persone lo odiano!

Per quanto abbia difetti, possa essere noioso e sciocco, c'era un qualcosa che stavano cercando di fare, magari senza successo. Può anche essere oltraggioso sotto un certo punto di vista, ma era proprio una cosa da quel periodo, periodo in cui le rockstare erano come degli dei e loro stessi ci credevano, nel senso che loro stessi hanno immaginato cosa volevano essere in quel film. Robert plant scala montagne e salva damigelle in pericolo! E, per quanto ridicolo possa sembrare, in particolare oggi, mostrava che c'era una ricerca oltre sè stessi. Ho sempre amato quello del film. Sono personalità rock di cui mi fido, davvero.

Il tuo film - allestito e curato - sembra una sorta di reazione alle band che pubblicno su instagram ogni volta che vanno al cesso o mangiano un burrito.

Il film parla anche di quello. Un elemento sotterraneo del film riguarda il nostro bisogno di esser fotografati tutto il tempo.

Vedi un terapista, nel film. E' reale?

E' uno psicoanalista freudiano. Non l'ho mai incontrato. Non è nemmeno un ufficio, ma un set. Ma ci siamo seduti ed abbiamo intavolato una conversazione che è andata avanti due giorni.

Quando ti chiedono riguardo la tua prima esperienza sessuale, parli di una "Ragazza-Kabuki" che ti vestiva da donna. E' vero?

In gran part. E' editato, ovviamente, ed i tagli possono fare molti scherzi alla verità. Quando ti siedi a parlare con qualcuno per molto tempo, senza pause per mangiare, dopo un po' diventa impossibile restare prudente con le tue risposte. Semplicemente ti viene da dire "oh, fanculo."

Fonte.



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